Genova ha costruito la propria storia sul rapporto con il mare, e i numeri più recenti raccontano quanto quel legame resti economico prima ancora che identitario. La Liguria è la prima regione italiana per peso dell’economia del mare sul totale dell’attività produttiva, con un valore aggiunto pari al 14,4% di quello regionale e un’incidenza sull’occupazione del 15,2%. È un primato che nasce dai porti, dalla cantieristica e dalla logistica, e che negli anni si è esteso all’incontro tra la marittima e la tecnologia.
Nel dettaglio, Genova si colloca tra i territori a più alta intensità di Blue Economy del Paese, con un peso del 16,2%, alle spalle di poli come Trieste, Livorno e La Spezia. Il capoluogo conta perché tiene insieme funzioni molto diverse, dal traffico merci ai servizi tecnici per la nautica, fino alla ricerca applicata alle tecnologie marine.
Il segnale più concreto arriva proprio dalla nautica professionale. Uno studio condotto da Genova for Yachting, dedicato all’impatto dei grandi yacht sul porto e sulla città, ha rilevato nell’ultimo anno un valore economico di 663 milioni di euro, in aumento rispetto ai 630 milioni dell’anno precedente, con un contributo al PIL regionale di 234 milioni e un impatto occupazionale di 3.240 figure professionali a tempo pieno. Dietro questa cifra ci sono cantieri, lavorazioni, servizi specializzati e un indotto che coinvolge centinaia di imprese liguri.
Il quadro, però, presenta anche qualche criticità rispetto al semplice dato in crescita. Nello stesso anno i giorni complessivi di permanenza degli yacht sono scesi da circa 77.000 a 71.000, con un calo vicino al 8%. Il valore prodotto aumenta mentre la presenza fisica delle imbarcazioni si riduce, un andamento che apre la questione di come trattenere più a lungo le barche e i loro equipaggi negli scali cittadini.
C’è poi il tema delle competenze, che accomuna l’intera filiera del mare. La domanda di professionalità specializzate proveniente dalle imprese del mare resta alta, in particolare nei comparti tecnici e nei servizi ad alto valore aggiunto, e la risposta passa dal rafforzare il legame tra formazione e lavoro. Su questo fronte la Regione Liguria, ha attivato il tavolo ForMare, pensato per far dialogare istituzioni, sistema formativo e mondo produttivo. Individuare in anticipo i fabbisogni professionali e costruire percorsi più aderenti alle richieste delle aziende è indispensabile perché investire nella formazione permette anche di investire, di riflesso, su tutto il futuro della Blue Economy.
Letto nel suo insieme, il quadro racconta una città in cui il mare continua a funzionare come piattaforma per molte delle sue prospettive di sviluppo, comprese quelle tecnologiche, e una risorsa su cui continuare a puntare per il futuro produttivo di Genova.